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Esiste il miele vegano? Ora, sì

Identico per aspetto, sapore e consistenza è ottenuto dalla fermentazione di ingredienti di origine vegetale. E’ prodotto dalla start-up californiana MeliBio ed è il primo miele ottenuto senza le api: un miele vegano, un miele davvero cruelty-free.

Potrebbe essere messo in commercio già da fine anno. E’ prodotto dalla start-up californiana MeliBio e si tratta del primo miele ottenuto senza le api. Come è possibile? Con la fermentazione di ingredienti di origine vegetale. Di fatto il miele vegano è identico per aspetto, sapore e consistenza al miele prodotto dalle api. Ha addirittura la medesima composizione molecolare. Ma con una differenza: è un miele cruelty-free.

L’obiettivo degli ideatori è infatti proprio quello di contribuire a salvare le api dall’estinzione. Negli allevamenti il processo di verifica delle condizioni dell’alveare e di estrazione del miele comportano inevitabilmente il ferimento e la morte di un certo numero di api. E questo succede anche negli allevamenti biologici. “Abbiamo bisogno delle api. Di tutte loro – si legge nella home page del sito di MeliBio – Se le api dovessero morire, la superficie della Terra diventerebbe come quella di Marte. Ora più che mai abbiamo bisogno di salvare tutte le oltre 20.000 specie di api selvatiche e autoctone.”

E se le api sono importanti perché svolgono un ruolo fondamentale per la vita sul Pianeta, è altrettanto vero che dobbiamo rispettarle innanzitutto perché sono esseri viventi. E come tali hanno il diritto di vivere la propria vita come ogni altro essere animale.

Il miele rubato e la sofferenza delle api

Perché le api producono il miele? Lo producono per il proprio sostentamento. Insomma, il miele delle api è per le api. Ecco perché i vegani non lo mangiano. Semplice. Non solo, ma durante le operazioni di prelievo dalle arnie le api sono sottoposte ad un elevato grado di stress, e molte vengono ferite o uccise.

Per impedire alla regina di sciamare e di portare così con sé tutta la colonia – ci ricorda Essere Animali – l’apicoltore le blocca le ali, in alcuni casi addirittura con il taglio di un’estremità. Non solo. C’è poi l’aspetto, non meno violento, dell’inseminazione artificiale. Il maschio viene infatti ucciso, tramite decapitazione o schiacciamento dell’addome, per recuperare gli spermatozoi che vengono inseriti nella regina con uncini microscopici. E se in natura l’Ape Regina può vivere fino a cinque anni, negli allevamenti viene uccisa non appena inizia a deporre meno uova. Cosa che avviene verso i due anni di età.

Non bisogna infine dimenticare che, per la produzione del miele, l’apicoltore non si limita a sottrarre quello in eccesso, ma svuota totalmente le cellette dell’alveare sostituendolo con un surrogato di sciroppo di zucchero. Ma lo sciroppo di zucchero non ha le stesse proprietà nutrizionali e questo porta all’indebolimento delle api che corrono così un maggiore rischio di ammalarsi. Motivo per cui lo sciroppo di zucchero può essere anche addizionato con gli antibiotici. Con il rischio di trovarne poi dei residui nel miele stesso, spiega la nustrizionista Elena Marcoz.

Il miele delle api è per le api, per noi c’è molto di più

Un prodotto delle api per le api, che viene loro rubato attraverso un sistema violento. E che potrebbe contenere addirittura antibiotici. Beh, motivi più che sufficienti per non mangiarne. Già nutrirsi di violenza non è sano, e nemmeno nutrirsi di antibiotici.

Tra l’altro il miele è un alimento facile da sostituire con prodotti vegetali come il malto, lo sciroppo d’acero e lo sciroppo d’agave. E poi, a breve, ci sarà addirittura il miele vegano. Lasciamo il miele delle api alle api. Per noi c’è molto di più, e senza fare del male a nessuno.

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