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Il Pianeta in pericolo: la minaccia degli allevamenti intensivi

Spietati, insostenibili, pericolosi. Gli allevamenti intensivi non solo sono crudeli con gli animali, ma mettono in serio pericolo la vita del Pianeta e anche per questo rappresentano una seria minaccia per la nostra salute. Scopri perché sono insostenibili, da ogni punto di vista.

Non ti spaventano la crudeltà e la violenza? Al di là dei punti di vista, sono convinta che nessuno possa accettare tutto l’orrore che si consuma dentro le Fabbriche di animali. Le immagini agghiaccianti che denunciano questo inferno sono finite anche sui TG nazionali. E non solo. Ma gli allevamenti intensivi non sono solo spietati con gli animali, sono violenti con un pianeta sempre più sfruttato e avvelenato. E naturalmente anche per questo rappresentano una seria minaccia per la nostra salute. Ma non solo per questo.

Sono tanti i motivi per dire NO agli allevamenti industriali. Motivi diversi che probabilmente già conosci, ma se così non fosse potrebbe essere l’occasione per farti un’idea. Vediamone brevemente insieme alcuni aspetti.

9 motivi per dire NO agli allevamenti intensivi

1 – Polveri sottili

In Italia gli allevamenti intensivi sono la seconda causa di produzione delle polveri sottili. E’ quanto emerge dai dati raccolti e analizzati dall’ISPRA. Con il 15% di produzione, gli allevamenti industriali superano sia le emissioni dell’industria (11,1%) che quelle dei veicoli leggeri (9%). Insomma, le Fabbriche di animali inquinano più di auto e moto.

Secondo l’ARPA regionale, l’ammoniaca prodotta dagli allevamenti concorre in media a un terzo del PM della Lombardia, con picchi registrati durante lo spandimento dei liquami sui campi. Che cosa c’entra l’ammoniaca con il particolato atmosferico? Semplice. L’ammoniaca liberata in atmosfera si combina con gli ossidi di azoto e di zolfo producendo così le famigerate polveri sottili.

2 – Emissione di gas serra

L’ammoniaca non è il solo gas liberato nell’atmosfera dalle fabbriche di animali e dall’agricoltura che le alimenta. Gli allevamenti intensivi producono infatti anche gas serra. Lo sapevi che in Italia l’80% delle emissioni di gas serra del settore agricolo deriva dagli allevamenti intensivi? Soprattutto dall’allevamento dei bovini con un 70% di emissioni (fonte ISPRA).

Mentre nell’Unione Europea le emissioni di gas serra degli allevamenti intensivi rappresentano il 17% delle emissioni totali. Più di quelle di tutte le automobili e i furgoni in circolazione messi insieme. Lo denuncia Greenpeace nel suo report “Foraggiare la crisi – In che modo la zootecnia europea alimenta l’emergenza climatica“.

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3 – Inquinamento dell’aria e salute

Il particolato atmosferico è l’inquinante che provoca maggiori danni alla salute umana per la nocività, ma anche per il semplice fatto che è impossibile proteggersi dagli inquinanti presenti nell’aria.

Che cosa potrebbe accadere se decidessimo di non fare nulla per combattere questo sistema di produzione alimentare? Una delle risposte è che magari potremmo essere proprio noi i prossimi ad ammalarci. Secondo i dati dell’Agenzia europea per l’ambiente, nel 2019 l’Italia è prima in Europa per numero di morti premature da inquinamento dell’aria. Vuoi sapere quante? 76.200 

4 – Prodotti alimentari di origine animale e salute

E’ più che risaputo che la pratica di trattare gli animali da allevamento con antibiotici è tra i principali fattori responsabili dell’antibiotico-resistenza. Non solo. L’ONU mette al primo e secondo posto tra i fattori che favoriscono l’emergere delle malattie zoonotiche, la domanda crescente di proteine animali a basso costo e le forme intensive di allevamento e di agricoltura.


E poi non dimentichiamo che, in generale, la carne e i latticini sono pieni di grassi saturi che possono contribuire allo sviluppo di patologie cardiache. Un’alimentazione a base vegetale ne riduce invece il rischio del 32%. Le persone che seguono un’alimentazione principalmente vegetale corrono rischi sensibilmente minori di ammalarsi o di morire di cancro. Non solo. Hanno anche il 62% di probabilità in meno di sviluppare il diabete (fonte Loveveg).

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5 – Fabbriche di animali: il sangue e la sofferenza di cui ti nutri

Negli allevamenti intensivi gli animali sono costretti a sofferenze e crudeltà di ogni genere prima di giungere, per chi sopravvive, al macello. Qui li aspetta una fine non meno cruenta, che avviene troppo spesso senza il rispetto delle leggi e con sofferenze indicibili. Ossa spezzate, scariche elettriche. Mutilazioni. Animali presi a calci, picchiati, insultati, umiliati. Uccisi a badilate. Tritati vivi, sgozzati ancora coscienti e lasciati morire dissanguati. Figli strappati alle madri. Sono solo alcune delle atrocità che si consumano in quell’inferno. E’ tutto documentato.

Non c’è davvero bisogno di essere vegetariani per dire NO a tutto questo orrore. E, in ogni caso, come può tutto questo farti bene?

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6 – Fondi pubblici e allevamenti intensivi

Una gran quantità di soldi pubblici continua a sostenere il sistema delle fabbriche di animali. Lo sapevi che l’Unione Europea destina il 75% dei fondi della PAC (Politica agricola comune europea) agli allevamenti intensivi? Lo denuncia Animal Equality. E alla PAC sono riservati quasi il 40% di tutti i fondi del bilancio comunitario. Una cifra enorme che potrebbe invece essere spesa per promuovere un’agricoltura sostenibile amica degli animali, dell’ambiente e degli esseri umani.

Mappamondo in bilico

7 – La deforestazione

Il sistema agroalimentare è responsabile dell’80% della deforestazione di alcune delle foreste più ricche di biodiversità rimaste sulla Terra. E il ruolo della zootecnia è di primo piano. Greenpeace documenta come incendi e deforestazione vadano di pari passo. E questo per lasciare spazio a pascoli e aree agricole destinate alla produzione di mangimi per gli allevamenti industriali.

Circa il 20% degli incendi delle foreste, sempre secondo le indagini di Greenpeace, si è addirittura verificato nelle aree naturali protette con danni incalcolabili per la biodiversità. Non solo, ma si accompagna spesso a gravi violazioni dei diritti umani a danno delle popolazione indigene.

In più, come se non bastasse, con l’aumentare degli incendi per far spazio agli allevamenti e all’agricoltura intensiva per la mangimistica, aumentano anche le emissioni di gas serra. In questo modo la deforestazione dovuta all’agribusiness diventa anche una delle principali cause del riscaldamento globale, producendo dal 12 al 20% delle emissioni di gas serra (fonte WWF).

8 – L’impronta idrica dell’industria della carne

La scarsità d’acqua riguarda quasi tutti i continenti e più del 40% della popolazione mondiale, e dipende soprattutto dal consumo eccessivo per la produzione alimentare. L’ONU ha definito l’impronta idrica dell’industria della carne come uno dei problemi più urgenti al mondo, invitando i consumatori a spostarsi verso le alternative a base vegetale. Insomma, ormai è più che evidente che gli allevamenti intensivi rappresentano un serio pericolo per la sostenibilità.

Lo sapevi che per produrre 1 kg di carne bovina occorrono 15.415 litri di acqua? Mentre servono 1.644 litri di acqua per produrre 1 kg di cereali e un burger vegano consuma addirittura dal 75 al 95% di acqua in meno rispetto alla carne di manzo, causa l’87-90% di emissioni in meno e utilizza dal 93 al 95% di terreno in meno. Sono dati che non hanno bisogno di essere commentati.

9 – L’inquinamento delle risorse del Pianeta

L’allevamento intensivo di animali a scopo alimentare non solo avvelena l’aria e prosciuga le risorse idriche, ma inquina anche le acque di superficie e delle falde. E questo sia per lo spargimento di liquami organici provenienti dagli allevamenti, sia per i residui delle sostanze chimiche (pesticidi e fertilizzanti) usate nella coltivazione dei mangimi. Un’ulteriore minaccia alla sostenibilità.

C’è poi anche il problema della desertificazione, una delle minacce ambientali più preoccupanti. Lo sapevi che il 70% dei terreni ora adibiti a pascolo, secondo le stime delle Nazioni Unite, è in via di desertificazione? Questo dipende principalmente dal pascolo eccessivo. E il pascolo eccessivo è strettamente legato all’allevamento intensivo, in particolare a quello dei bovini.

Il Pianeta è in pericolo, e noi con lui: non c’è più tempo da perdere

Chi trae profitto dagli allevamenti intensivi non è dalla parte degli animali, né dell’ambiente né tanto meno dalla tua. Per questo è importante diffondere sempre più la consapevolezza di quello che sta accadendo. Perché ci facciamo pesantemente i conti tutti i giorni, anche senza saperlo. 

Abbiamo il potere di cambiare questo sistema a partire dalle nostre scelte alimentari, riducendo o addirittura eliminando il consumo di proteine animali. Perché farlo? Per la vita degli animali, per la salvaguardia delle foreste e della biodiversità, per inquinare meno, per un clima migliore, per la nostra stessa vita. Ti sembra poco?

Insomma, vegetale è decisamente meglio e non devi rinunciare proprio a nulla, anzi. Ricette a base vegetale gustose le trovi in quantità anche nella cucina italiana. Molti piatti sicuramente li mangi già, solo che magari non ci hai fatto caso. Esistono poi alternative vegetali per qualsiasi pietanza. Devi solo divertirti a provarle per scoprire anche nuovi sapori e consistenze. Puoi veganizzare le pietanze che già conosci. E poi trovi una infinità di ricette sui siti come it.loveveg.com, vegolosi.it, ioscelgoveg.it.

Il cambiamento è già in atto e sarà inarrestabile. Le persone attorno a te già si stanno muovendo e così le organizzazioni impegnate in prima linea, sia a livello nazionale che a livello internazionale.

Non c’è bisogno di essere Superman. Possiamo fare addirittura più di lui per proteggere noi stessi e il Pianeta. Il mondo ha bisogno anche di te e tu puoi davvero fare la differenza in ogni istante. Come? Con le tue scelte e contribuendo a diffondere la consapevolezza su che cosa realmente sono e su quello che provocano gli allevamenti intensivi. 

Se stai dalla parte degli animali e del Pianeta, stai sempre dalla tua parte.

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