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Pandemie: perché le Fabbriche di animali sono un pericolo

Le Nazioni Unite hanno inserito gli allevamenti intensivi tra i fattori di rischio responsabili dell’insorgenza delle pandemie. Se vuoi scoprire perché le Fabbriche di animali rappresentano un pericolo così grave, continua a leggere questo articolo.

E se mi ammalassi? Una volta non ci pensavo. Vivevo nella strana convinzione che alla fine le cose brutte accadono sempre da qualche altra parte, e di sicuro a qualcun altro. Ora, visti i tempi, è più difficile non pensarci. Capita anche a te qualche volta?

Ma come ci si può difendere da cose che a volte sembrano così tanto più grandi di noi. Come dalle zoonosi, ad esempio. Perché è di questo che vorrei parlarti. O meglio, del rapporto che c’è tra le zoonosi, ossia le malattie che dagli animali si trasmettono all’uomo, gli allevamenti intensivi e le pandemie. 

Proprio le Nazioni Unite nel report “Preventing the next pandemic – Zoonotic diseases and how to break the chain of transmission” hanno inserito gli allevamenti intensivi tra i fattori di rischio responsabili dell’insorgenza delle pandemie. La frequenza con cui i microrganismi patogeni  eseguono il salto di specie dagli animali agli umani, si legge nel report, è in aumento proprio per via delle attività umane legate a una produzione di cibo sempre più insostenibile. 

Se ti interessa scoprire perché gli allevamenti industriali rappresentano un pericolo così serio per la salute, questo articolo fa per te.

Il tempo di qualche riga e ti renderai anche conto di quanto potere hai per salvarti, semplicemente facendo scelte diverse. Scelte più consapevoli, per riprenderti la libertà di vivere. Niente di più.

Perché non può esserci salute senza il rispetto della vita degli animali

Hai mai visto un allevamento intensivo? Gli animali sono obbligati a condizioni di vita impietose, ammassati in capannoni sporchi e con scarsa ventilazione. Luoghi infernali che si trasformano inevitabilmente in incubatori di virus, dove le malattie si diffondono a macchia d’olio. 

E’ ormai un fatto risaputo. Negli allevamenti intensivi non solo gli animali sono vittime di sevizie orribili, ma la maggior parte versa in condizioni di salute molto gravi. Lo testimoniano le indagini dei team investigativi di Animal Equality e di Essere Animali. Sono Organizzazioni che si battono per porre fine alla crudeltà sugli animali allevati a scopo alimentare. Magari avrai già visto i loro contributi sui TG e su Report. 

Secondo i dati raccolti da Animal Equality si stima che l’80% dei suini abbia una polmonite in corso quando raggiunge il mattatoio. Circa il 32% dei bovini da carne soffre di ascessi epatici fatali. Milioni di polli da carne muoiono per insufficienza cardiaca o per malattie infettive, prima ancora di raggiungere il mattatoio.

E sai come tentano di arginare le malattie? Con l’uso massiccio di antibiotici. Li somministrano direttamente nel mangime. Chi trae profitto da questo inferno ha bisogno che gli animali possano resistere alle malattie quanto basta perché raggiungano il giusto peso per essere macellati. E gli antibiotici sono il rimedio. Accade nella maggior parte degli allevamenti industriali. 

E non è ancora finita. Lo sapevi che nel 2009 quasi l’80% di tutti gli antibiotici distribuiti negli Stati uniti erano destinati agli animali da allevamento? Lo dichiara direttamente l’FDA, l’Ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici. Mostruoso, se ci pensi.

Ah naturalmente parlando di antibiotici, è inevitabile parlare anche del pericolo rappresentato dai batteri resistenti agli antibiotici. E la pratica di trattare gli animali da allevamento con antibiotici per evitare le malattie dovute al sovraffollamento, è considerata proprio tra i principali fattori responsabili dell’antibiotico-resistenza. Lo riporta anche la rivista Focus. 

Il collegamento col cibo va di pari passo. Lo sottolinea una volta di più Animal Equality con i dati del Center for disease control, l’Istituto per il controllo delle malattie. L’Istituto stima che ogni anno un minimo di due milioni di malattie negli Stati Uniti siano il risultato di infezioni resistenti agli antibiotici. Di queste ben il 22 % può essere fatta risalire al cibo. 

Difficile chiudere gli occhi di fronte a tutto questo

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Non c’è due senza tre? Il rapporto tra allevamenti intensivi, zoonosi e pandemie

Poi ci sono le zoonosi, e tra queste l’influenza aviaria e quella suina che negli allevamenti intensivi trovano un terreno di proliferazione esponenziale. E quando si parla di zoonosi e di allevamenti intensivi c’è ben poco di che stare allegri. 

Sempre l’ONU mette al primo e secondo posto tra i fattori che favoriscono l’emergere delle malattie zoonotiche, proprio la domanda crescente di proteine animali a basso costo e le forme intensive di allevamento e di agricoltura. Insomma gli allevamenti intensivi vengono additati come la causa originale, il canale di trasmissione o quello di amplificazione di malattie zoonotiche.

E poi? E poi proprio dietro l’angolo possibili anzi quanto mai probabili pandemie. Gli studiosi che hanno lavorato al report dell’ONU denunciano infatti come le pandemie possano essere considerate “il risultato preannunciato del modo in cui la popolazione umana si procura e produce cibo, commercia e consuma animali e infine altera l’ambiente circostante”. Ci stiamo praticamente impiccando con le nostre mani.

Anche nel “Food and pandemic report” di ProVeg International si legge come l’allevamento intensivo degli animali sia da considerarsi probabilmente come “il comportamento umano più rischioso in relazione alle pandemie”.

E’ evidente come la cudeltà contro gli animali allevati a scopo alimentare, si traduce sempre più in una vita di dolore e sofferenza anche per gli esseri umani.

E comunque, davvero vuoi nutrirti di sangue e sofferenza?

Prima di concludere vorrei invitarti a leggere alcune riflessioni di Tiziano Terzani, un grande uomo prima ancora che un grande giornalista, che pur nell’assenza continua a ispirarci con la sua profonda e illuminata umanità:

“Avete mai sentito le grida che vengono da un macello? Bisognerebbe che ognuno le sentisse, quelle grida, prima di attaccare una bistecchina. In ogni cellula di quella carne c’è il terrore di quella violenza, il veleno di quella improvvisa paura dell’animale che muore. Mia nonna era come tutti carnivora, ma ricordo che diceva di non mangiare mai la carne appena macellata. Bisognava aspettare… Perché? Forse i vecchi come lei sapevano del male che fa mettersi in pancia l’agonia altrui. Perché quella che chiamiamo “eufemisticamente” carne sono in verità pezzi di cadaveri di animali morti, morti ammazzati. Perché fare del proprio stomaco un cimitero?” 

Un altro giro di giostra – Tiziano Terzani

Come ti fa sentire tutto questo?

Ora scopri quanto è grande il tuo potere di cambiare le cose e di porre fine a questo crimine contro gli animali e contro gli esseri umani.

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Per fare la differenza a volte basta solo chiedere

Ora tocca a te. Hai tanto di quel potere che nemmeno immagini. Chiedi e scegli, niente di più.

Quando fai la spesa o vai al ristorante chiedi da dove provengono la carne, le uova e i latticini che mangi. Non comperare quello che proviene dagli allevamenti intensivi. Tu puoi scegliere, sempre

Riducendo o addirittura eliminando il consumo di questi prodotti puoi mettere in ginocchio l’allevamento industriale e il giro di affari che lo alimenta. Un business a cui a quanto pare interessa ben poco anche della tua di salute. Non hai altra strada se vuoi metterti al sicuro da malattie terribili, anche mortali.  

Se stai dalla parte degli animali, stai sempre dalla tua parte. Chiedi e scegli. Hai un potere che nemmeno immagini. Mente chi ti fa credere il contrario.

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