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Questo blog? Una voce in più in difesa degli animali

Il mondo che voglio è un mondo cruelty free per tutti, nessuno escluso. E non c’è bisogno di amare gli animali per rispettarli. Il rispetto va al di là dell’amore. Questo blog è, e sarà, una voce in più in difesa degli animali allevati come fossero cibo. Perché? La risposta nelle prossime righe.

Se vedi un animale solo e abbandonato, che fai? La Minu, vagava in giardino già da qualche giorno, diffidente e smarrita. Mangiava persino il pane, tanta era la fame. Glie lo allungavo da lontano nel mio fresbee, che per un pò è stato il suo piatto. E intanto immaginavo la nostra vita insieme.

Ma in casa non erano molto propensi all’idea dell’adozione. Mi ricordo i dubbi e svariati no. Ma erano no che per me non avevano alcun senso. E comunque avevo già deciso: quella micia era stata abbandonata e aveva bisogno di una nuova famiglia, e per quanto mi riguardava, l’aveva trovata. C’è voluto un pò per convincerla a fidarsi, interi pomeriggi, ma poi siamo diventate inseparabili: la Minù, la mia prima gatta, e io. Ero agli inizi delle elementari.

All’epoca già mi battevo anche per i miei diritti di bambina, quando mi sentivo ripetere che siccome ero una femmina c’erano cose, secondo qualcuno, che non avrei potuto fare. E proprio in quegli anni, dopo avere adottato la dolcissima Minù, è iniziata anche la battaglia in difesa dei gatti randagi. Una dedizione quasi esclusiva al mondo felino che col tempo si è poi trasformata, nei modi più diversi e fino ad oggi, nella difesa anche degli altri animali. 

Diciamo che non sono mai andata d’accordo né con le ingiustizie né con la violenza, soprattutto quelle contro i più deboli. Se c’è una cosa che non ho mai sopportato, e che non sopporto tutt’ora, è proprio questo.

Che cosa c’entra il blog? Beh, il blog è una nuova pagina di questa storia.

Quando meno te lo aspetti

Tutto è cominciato in un momento qualsiasi di una giornata qualsiasi. Sembra quasi l’inizio di un film, ma è andata proprio così. Di punto in bianco mi è arrivata addosso una doccia gelata di quelle che difficilmente si riescono a dimenticare. Anche perché, diciamocelo, e chi se lo aspettava?

Stavo curiosando su FB, quando è apparso un post nuovo. Hai presente di quelli che FB di propone perché il contenuto potrebbe interessarti? Ecco. Era un post di Essere Animali. La doccia gelata. 

Per la prima volta in vita mia mi sono ritrovata, senza filtri, faccia a faccia con l’inferno degli allevamenti intensivi. E’ stato a dir poco scioccante. Non solo vedere tutto quell’orrore ma realizzare, nello stesso istante, di esserne in qualche modo complice. 

Eh sì perché se è vero che non sono mai stata un’amante della carne è altrettanto vero che, per quanto di rado, comunque ne mangiavo. Per non parlare dei formaggi. Non mi ero mai preoccupata se fossero prodotti degli allevamenti intensivi. Il fatto è che agli allevamenti intensivi, e agli allevamenti in generale, fino a quel post su FB, non avevo mai davvero pensato. Appartenevano ad un mondo invisibile, nascosto.

Fino a quel post. E’ assurdo, se ci penso. Mi sono sempre battuta per i diritti degli animali contro la vivisezione, la caccia, contro i maltrattamenti, le pellicce e non solo. Ma per gli ultimi tra gli ultimi, gli animali allevati a scopo alimentare, non mi ero mai completamente schierata.

A dire il vero avevo semplicemente deciso che certi animali non li avrei mai mangiati. Ma la cosa finiva lì. Non mi sono mai posta il problema di sapere che cosa succedesse agli altri. Anche per evitare di fare i conti con i sensi di colpa, immagino. Non ne vado fiera, ma tant’é.

Il punto è aprire gli occhi

Solo che quando gli occhi li apri, non è più come prima. Non può più essere come prima. Perciò ho cominciato a documentarmi sul sito di Essere Animali, poi su quello di Animal Equality. Mi sono concentrata sui testi perché le immagini proprio non riuscivo a guardarle.

Ed è così che è iniziato il mio viaggio nell’inferno degli allevamenti industriali, veri e propri campi di sterminio, dove gli animali sono costretti a sofferenze e crudeltà di ogni genere, prima di giungere al macello. Mutilazioni. Colpi in testa, abusi. Animali lanciati e presi a calci. Umiliati quando sono in difficoltà, insultati. Figli strappati alle madri. Sono solo alcune delle atrocità che sono costretti a subire. Per non parlare del cannibalismo, delle infezioni, delle malattie. E’ tutto documentato

Scioccante. Ed è di fronte a tutto questo, che ho finalmente trovato la determinazione per cambiare modo di mangiare. Poi ho sentito il bisogno sempre più forte di fare qualcosa per contribuire a diffondere la consapevolezza di che cosa sono gli allevamenti industriali. Dell’orrore e della ferocia di cui si nutrono.

Del resto è l’unico modo per permettere alle persone di aprire gli occhi: mostrare la realtà per quello che è. E’ quello che fanno, ma non solo questo, le Organizzazioni per i diritti degli animali impegnate in prima linea. Non si stancano mai di mostrarlo e continuano, giorno dopo giorno, a documentarlo e denunciarlo con indagini difficili e rischiosissime.

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La cosa più difficile

Ma guardare in faccia e fino in fondo l’orrore delle Fabbriche di animali, è stata anche la cosa più difficile nel lavorare al progetto del blog. Esserne davvero consapevole è una cosa che fa male, per tanti motivi. Di sicuro per i sensi di colpa, ma anche perché ti senti impotente di fronte a un business così violento e alla cultura altrettanto violenta che lo alimenta, e che alimenta. Un business che ha il volto delle multinazionali, per di più.

E questa è anche la ragione per cui, ad un certo punto, sono andata in crisi. Forse non fino al punto di voler mollare tutto, ma di sicuro ci sono andata molto vicino.

Anche perché poi, nemmeno a farlo apposta, è quando non sei proprio al massimo che chissà perché si presentano puntuali, magari anche moltiplicati, i problemi della vita di tutti i giorni. E quando le cose si ammucchiano, poi le energie vengono meno.

Ed è proprio in uno di quei frangenti che mi son detta che forse era un impegno troppo grande per riuscire a gestirlo. E che magari non sarebbe nemmeno servito a nulla, vista l’enormità dell’impresa. Insomma, diciamocelo, come si fa a cambiare una mostruosità di questa portata. Stiamo parlando della grande industria del cibo, delle multinazionali. E di un mondo dominato da una cultura violenta che si impone sui canali istituzionali, al cinema, nelle serie TV.

Ero arrivata un pò a un bivio, insomma. Uno di quelli che non prevedono poi una rotatoria per tornare indietro. Ma del tipo o ti fermi, o vai avanti. Punto. Beh, ho riguardato i video delle indagini. E non è questo il mondo in cui voglio vivere. Il mondo che voglio è un mondo cruelty free per tutti, nessuno escluso. 

Insomma, ci sono Organizzazioni che stanno portando avanti un lavoro investigativo rischiosissimo e immenso, per coraggio e determinazione, e che mostra al mondo quello che succede agli animali in quell’inferno. Persone che rischiano e che si espongono direttamente a tutto quell’orrore per testimoniarlo e denunciarlo, per permetterci di aprire gli occhi. Organizzazioni impegnate senza sosta in questa battaglia. Detto questo, come fai ad arrenderti? E per di più, una volta che sai.

Ed è per questo che sono contenta di essere riuscita a creare questo blog che è, e sarà, una voce in più in difesa degli animali allevati come fossero cibo. 

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Un mondo cruelty free, nessuno escluso

Il successo sarà proprio contribuire a rendere le persone sempre più consapevoli di tutto questo, e costruire una cultura del rispetto che non esclude nessuno. E non c’è bisogno di amare gli animali per rispettarli. Il rispetto va al di là dell’amore. E quello che succede agli animali là dentro, è un crimine contro la vita.

E poi non bisogna dimenticare che le Fabbriche del cibo non solo sono spietate con gli animali, ma avvelenano e distruggono l’ambiente. Non solo. Creano le condizioni per malattie anche mortali legate non solo a quello che mangiamo ma anche all’aria che respiriamo. Quello degli allevamenti industriali è un business decisamente insostenibile, da tutti i punti di vista.

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Il punto è aprire gli occhi. Quando apri gli occhi e ti rendi conto di che cosa sono gli allevamenti intensivi e di chi sono gli animali, per forza in qualche modo cambi e cambi abitudini. Le vuoi cambiare.

Complicato? Cambiare abitudini, e vale per qualsiasi cosa, richiede gradualità. Ma non possiamo più nutrirci di terrore, crudeltà, paura, sangue. L’unico futuro possibile è un mondo cruelty free per tutti, nessuno escluso.

Così nel blog ci sono informazioni e aggiornamenti con riferimento ai report, alle indagini, alle campagne e alle azioni delle Organizzazioni animaliste e ambientaliste impegnate direttamente. Ma non solo. Anche consigli e modi su come agire fin da subito e sostenere così anche il lavoro di chi è impegnato in prima linea in queste battaglie. E questo senza fare nulla di più di quello che già uno fa nella vita di tutti i giorni, solo in maniera consapevole. 

Sapere è potere? Sì, e il potere delle scelte consapevoli è il potere che può davvero cambiare il mondo. Anzi, già lo sta facendo.

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