Plastica usa e getta compressa

L’usa e getta non è mai sostenibile: ecco perché

L’uso di materiali come la carta e la plastica compostabile per i packaging non rendono l’usa e getta sostenibile. L’impatto ambientale di questi materiali non è infatti meno problematico di quello della plastica che dovrebbero sostituire. 16 motivi ti chiariranno perché l’unica soluzione eco sostenibile passa per il riutilizzo, lo sfuso e la ricarica.

A proposito, ti piace portare fuori l’immondizia? A me proprio no. Se la porti fuori la mattina è una cosa in più che devi fare, magari anche di corsa, tra le altre mille che ti aspettano. Se la porti fuori la sera è una scocciatura perché devi uscire di casa apposta. Quante volte a settimana, poi? Due, tre, quattro? 

E il bello è, che se vai a vedere, si tratta soprattutto di carta e plastica. Contenitori e imballaggi inutili che non solo hai pagato, ma che ti sommergono e che poi devi gettare. Del resto che te ne fai? Ci riempi i cuscini?

Risolvessi poi qualcosa portandoli al bidone. Il problema è a monte. Il problema è che l’usa e getta è eco insostenibile, anche quello mascherato da eco, bio e green. Avvelena e mette in serio pericolo la vita sul Pianeta, compresa la tua. E non c’è riciclo che tenga. Sai perchè? Seguimi fino alla fine di questo articolo

… 16 motivi ti chiariranno perché l’unica soluzione ecosostenibile passa per il riutilizzo, lo sfuso e la ricarica. Altrimenti, se il Pianeta continua a pagarne il prezzo, è greenwashing.

Insomma, il punto non è sostituire la plastica con materiali alternativi. Il punto semmai, e Greenpeace è molto chiaro, è abbandonare un modello di business basato sull’usa e getta che fa guadagnare molto le multinazionali del food and beverage e non lascia scampo al Pianeta. 

Ma vediamo più da vicino l’eco insostenibilità del business del packaging con quello che emerge dal Report di Greenpeace “Il Pianeta usa e getta”, e poi anche con i dati del WWF e non solo.

Dicevamo 16 punti. Cominciamo:

1) Il packaging usa e getta in carta non è più sostenibile di quello in plastica

Per quanto possa sembrare strano, la carta è molto meno ecofriendly di quel che si possa pensare. Insomma, non è un materiale più sostenibile della plastica. Lo avresti mai detto? Si tratta di una soluzione altrettanto problematica, da un punto di vista ambientale. E sai perchè?

Semplice. Se consideriamo che la carta deriva dal legno e che le foreste sono ecosistemi con un’elevata biodiversità e di fondamentale importanza nella lotta al cambiamento climatico, mette in guardia Greenpeace, non è difficile rendersi conto che una sostituzione degli imballaggi in plastica con quelli in carta finirà per avere un impatto gravissimo sulle foreste, sulla biodiversità e sul clima del Pianeta.

2) Il riciclo della carta è insufficiente rispetto alla domanda di packaging

Altre criticità nell’utilizzo della carta nel business dell’usa e getta sono poi legate al sistema del riciclo stesso che non è in grado di fornire, su scala globale, una quantità e una qualità di fibre tali da far fronte all’aumento della domanda di packaging in carta.

3) Smaltimento problematico delle plastiche usa e getta biodegradabili

Secondo il Report di Greenpeace è bene diffidare anche dalle confezioni realizzate con le cosiddette plastiche eco, bio o green che di eco, bio e green, a ben guardare, avrebbero ben poco.

Ma che cos’è una bioplastica? E’ un tipo di plastica di origine rinnovabile che può essere biodegradabile e/o compostabile. Fin qui suonerebbe anche bene, non fosse per il semplice quanto poco intuitivo fatto che questi prodotti non si decompongono semplicemente, come per magia, se dispersi nell’ambiente o se gettati in discarica. Di solito si tende però a pensare esattamente il contrario. O magari è quello che vogliono farci credere.

Ma le bioplastiche, spesso costituite in gran parte da plastica tradizionale di origine fossile, sono biodegradabili solo in ambienti controllati con particolari condizioni di temperatura ed umidità che raramente si trovano in natura.

E in mancanza di tali impianti, il che è ancora molto comune, denuncia Greenpeace, la plastica anche se biodegradabile finisce poi con l’essere smaltita in discarica, bruciata o dispersa nell’ambiente, provocando gli stessi impatti della plastica tradizionale.

4) Smaltimento problematico delle plastiche usa e getta compostabili

Anche lo smaltimento della plastica compostabile non avviene in maniera così spontanea come il nome potrebbe lasciare immaginare. Un altro inganno?

Anche la plastica compostabile è progettata infatti per decomporsi del tutto solo in condizioni tipiche degli impianti di compostaggio industriali e, più raramente, in sistemi di compostaggio domestico.

Non in tutto il mondo sono presenti questi impianti e, se ci sono, mette in evidenza Greenpeace, comunque non sono in grado di gestire grandi quantità di rifiuti. Di conseguenza queste plastiche, esattamente come quelle biodegradabili, finiscono spesso per essere smaltite in discarica o negli inceneritori come le plastiche monouso convenzionali.

5) Bioplastiche e impatto su agricoltura e ambiente

Inoltre la maggior parte della plastica a base biologica proviene da colture agricole che, oltre a competere con la produzione di alimenti, specifica Greenpeace, cambiano l’uso del suolo e aumentano le emissioni inquinanti. Considera che l’agricoltura da sola è responsabile di un quarto delle emissioni di gas serra.

Quindi, a ben guardare, sostituire la tradizionale plastica monouso con carta e bioplastiche non è affatto ecosostenibile come parole come bio, eco e green potrebbero far credere.

6) Plastica riciclabile al 100%?

Tra gli scaffali dei supermercati aumentano sempre più i prodotti con imballaggi etichettati come riciclabili al 100%. Ma il fatto che un prodotto sia completamente riciclabile, non significa che davvero sarà riciclato. Pazzesco.

E perché poi?

Il fatto è che gli attuali sistemi di riciclo, spiega Greenpeace, non sono in grado di far fronte alla crescente massa di rifiuti che vengono prodotti e quindi di recuperare una quantità di materiale tale da ridurre la domanda di plastica vergine e da assicurare un adeguato smaltimento della crescente quantità di rifiuti prodotti.

Perciò, ancora una volta, è più facile che la plastica finisca in discarica, bruciata o dispersa nell’ambiente piuttosto che riciclata. E ci risiamo.

Bidone colmo di immondizia usa e getta con immondizia anche per terra

7) La plastica vergine ha costi più bassi

Se consideriamo poi che produrre plastica vergine spesso costa meno rispetto a quella riciclata, è facile rendersi conto come anche se delle tipologie di plastiche sono tecnicamente riciclabili, non significa che saranno riciclate.

Appunto, come si diceva poco sopra: riciclabile non significa che verrà riciclata. 

8) Troppa plastica usa e getta per essere riciclata

Più del 90% di tutta la plastica prodotta dagli anni ‘50 ad oggi non è mai stata riciclata. Il problema non è tanto la qualità del materiale usato per realizzare l’imballaggio quanto, come dicevamo, la quantità che ne viene prodotta.

Considera che a livello europeo solo il 31% dei rifiuti in plastica raccolti nel 2016 sono stati effettivamente riciclati. Per alcune plastiche realmente riciclabili come il PET e l’HDPE i tassi di riciclo sono ancora spaventosamente bassi, denuncia Greenpeace. Per fare un esempio solo la metà del PET venduto viene raccolto per essere riciclato e solo il 7%delle bottiglie raccolte per il riciclo sono trasformate in nuove bottiglie.

Quindi?

Quindi bisogna superare il business del packaging e spostarsi verso un’economia del consumo basata sul riutilizzo, sullo sfuso e sulla ricarica. 

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9) Il riciclo impossibile: il downcycling

Come se non bastasse non solo gli impianti di riciclo non sono in grado di far fronte allo smaltimento della crescente massa di rifiuti che viene prodotta, ma bisogna anche considerare il fatto che la plastica non può nemmeno essere riciclata all’infinito. E siamo così arrivati al downcycling.

Che cos’è il downcycling?

Il packaging di plastica invece di essere utilizzato per nuovi imballaggi in plastica riciclata, viene riprocessato per prodotti di qualità inferiore non più riciclabili. A questo bisogna aggiungere che negli ultimi anni è cresciuta la quantità di packaging composto da diversi materiali che, spiega Greenpeace, sono difficili, se non impossibili, da riciclare.

Di male in peggio insomma. E siamo solo al punto 9.

10) Il riciclo chimico della plastica

Sempre nel Report “Il pianeta usa e getta” si legge poi che l’impegno di 37 multinazionali ad aumentare la quantità di plastica riciclata nei propri imballaggi farà crescere la domanda di plastica riciclata dai 5 ai 7,5 milioni di tonnellate entro il 2030. Praticamente un aumento del 200-300%.

Pazzesco, considerati i limiti del sistema di riciclo, e non solo di quello meccanico tradizionale ma anche di quello chimico che si sta affiancando più di recente al primo. 

Ma che cos’è il riciclo chimico?

Ci sono diverse tecnologie, come la gassificazione e la pirolisi, che servirebbero tra l’altro a riciclare la plastica minimizzando anche il rischio di downcycling. Alcune di queste tecnologie sono state già usate in passato come alternative all’incenerimento ma, mette in guardia Greenpeace, sono state subito abbandonate. Perché? 

Perché la conoscenza degli impatti ambientali e sanitari di queste tecnologie è ancora limitata e ci sono serie preoccupazioni sia riguardo le sostanze chimiche pericolose, soprattutto solventi, utilizzate per purificare la plastica, sia per l’uso intensivo di energia e la necessità di costruire infrastrutture costose per realizzare gli impianti

Dalla padella alla brace, verrebbe da dire.

Ma nonostante queste preoccupazioni e il fatto che il riciclo chimico non sia ancora tecnicamente ed economicamente fattibile, denuncia Greenpeace, le grandi multinazionali promuovono queste tecnologie nei loro progetti di responsabilità sociale d’impresa, mentre compagnie petrolchimiche cominciano ad investire in start-up di riciclo chimico in parte finanziate dalle multinazionali degli alimenti e delle bevande.

Impronta di CO2 che schiaccia la terra

11) La carbon footprint della plastica non è sostenibile

Abbiamo visto che il business dell’usa e getta non è sostenibile, nemmeno se bio, eco e green. Non solo. Ma mentre vengono adottate queste false soluzioni facciamo tutti i giorni i conti anche con il packaging di plastica più tradizionale, che comunque continua a essere prodotto.

Non dimentichiamo che l’inquinamento da plastica è una delle minacce ambientali più gravi. Secondo i dati raccolti dal WWF la produzione mondiale di questo materiale è passata dai 15 milioni di tonnellate del 1964 agli oltre 310 milioni attuali. Quanto al packaging in plastica, evidenzia Greenpeace, rappresenta circa il 40% di tutta la plastica prodotta nel mondo e costituisce una delle fonti principali di rifiuti in plastica dispersi nell’ambiente.

E passiamo così a parlare del problema dei packaging in plastica convenzionale, quella che già conosci molto bene.

Lo sapevi che le materie plastiche hanno cicli di vita carbon-intense? E’ quanto emerge dai dati dello studio “Strategies to reduce the global carbon footprint of plastics” pubblicato sulla rivista scientifica Nature Climate Change.

Il 99% della plastica deriva da fonti fossili come il petrolio, fatto che comporta le attività di estrazione e raffinazione, trasformazione e trasporto dei prodotti sul mercato. Tutti questi processi emettono gas serra, direttamente o tramite l’energia richiesta per realizzarli. Ma l’impronta del carbonio della plastica non finisce qui: la discarica, l’incenerimento, il riciclaggio e il compostaggio liberano infatti tutto il restante biossido di carbonio.

Sai a quanto ammontano le emissioni di plastica solo nel 2015? A circa 1,8 miliardi di tonnellate di CO2. 

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12) Un Pianeta di plastica

Dicevamo che, secondo i dati raccolti da Greenpeace, il packaging in plastica rappresenta circa il 40% di tutta la plastica prodotta nel mondo e costituisce una delle fonti principali di rifiuti in plastica dispersi nell’ambiente.

E che il problema dell’inquinamento da plastica sia oltremodo drammatico lo dimostra il fatto che dalle analisi si è scoperto che la plastica si trova ormai pressoché ovunque.

Ne sono state trovate tracce

  • nei ghiacci

  • nella pioggia

  • nelle grandi fosse marine fino a 10 km di profondità

  • nelle isole Hawaii sono state individuate rocce che sono state poi definite plastiglomerato perché la plastica è presente e addirittura inserita al loro interno

13) La plastica negli oceani

Sai quanti rifiuti plastici scarichiamo ogni anno in mare? Dai 4,8 ai 12,7 milioni di tonnellate, l’equivalente di un camion pieno di plastica ogni minuto. I rifiuti di plastica rappresentano il 60-80% di tutti i rifiuti marini: si tratta soprattutto di microplastiche e plastica monouso non riciclata, guarda un pò.

Ad oggi, negli oceani, nuotano più di 150 milioni di tonnellate di rifiuti plastici, e se si dovesse proseguire con il trend attuale, mette in guardia il WWF, nel 2050 la plastica potrebbe raggiungere i 34 miliardi di tonnellate e negli oceani ci sarà, in peso, più plastica che pesce

14) La plastica nel Mediterraneo

Lo sapevi che ogni anno finiscono nelle acque del Mediterraneo 570 mila tonnellate di plastica? Se non si farà nulla entro il 2050, è ancora il WWF a lanciare l’allarme, l’inquinamento nell’area mediterranea è destinato a quadruplicarsi. 

E pur avendo solo l’1% delle acque mondiali, continua l’Organizzazione, sui fondali sono stati rilevati i livelli di microplastiche che superano addirittura quelli della famosa isola di plastica presente nel vortice del Pacifico settentrionale. 

15) La plastica nei mari italiani

Secondo i dati rilevati da Greenpeace si stima che un chilometro quadrato nei mari italiani contenga in superficie fino a 10 chilogrammi di plastica, in particolare nel Tirreno settentrionale. 

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16) La plastica che mangi e che bevi

Beh diventa a questo punto naturale domandarsi quanta di questa plastica ritorni a farci visita, in maniera anche, diciamo così, più sottile.

La rivista Ecoscienza scrive come tracce di microplastica sono state ritrovate nei frutti di mare, negli alimenti ricavati dai pesci e anche da quelli ricavati dai polli e dai suini da allevamento per via dei mangimi di origine ittica. E’ stata ritrovata nell’acqua sia in bottiglia che in quella del rubinetto e persino nella birra, nonché nel sale marino secondo un’indagine di Greenpeace.

E non finisce qui. Lo studio “Micro- and nano-plastics in edible fruit and vegetables” pubblicato sull’Environmental Research ne ha mostrato la presenza anche nella frutta e nella verdura che la assorbono dal suolo e la trasportano attraverso i tessuti vegetali. Ne sono state ritrovate tracce soprattutto nelle pere, nelle mele e nelle carote.  

Gli effetti sulla nostra salute?

La pericolosità delle microplastiche può dipendere anche dal solo fatto che potrebbero trasportare all’interno del corpo microrganismi patogeni o altri inquinanti come i metalli pesanti. 

Delfino che nuota nell'oceano

17) La plastica killer

Uccelli, pesci, delfini, balene, capodogli, tartarughe: negli oceani ogni anno un milione e mezzo di animali sono vittime dei rifiuti di plastica che diventano per loro trappole mortali perché li ingeriscono o perché ne rimangono intrappolati. Ne sono vittime ben 134 specie solo nel Mediterraneo.

E se in forma micro o nano le plastiche non creano problemi di intrappolamento o soffocamento per i pesci, se ingerite possono invece comportare anche l’assunzione di virus, batteri e contaminanti tossici da parte degli organismi marini. E lungo il percorso della catena alimentare arrivare anche a noi.

Quindi?

Usa e getta? NO, grazie

Non lasciarti più ingannare. L’usa e getta, anche quello in bioplastica o carta non ti semplifica la vita, te la avvelena! E’ comunque eco insostenibile. Inquina e distrugge il Pianeta, e mette in pericolo la tua salute.

Ormai è chiaro. Il punto non è sostituire la plastica monouso con altri materiali usa e getta. Il punto è superare il business dell’usa e getta riducendone drasticamente la quantità a partire dai packaging superflui e più problematici per il riciclo, e soprattutto investendo in sistemi di consegna alternativi basati sul riutilizzo, sullo sfuso e sulla ricarica. Altroché greenwashing!

L’usa e getta, anche quello eco, bio e green fa bene solo alle multinazionali del food and beverage, non di sicuro al Pianeta, non di sicuro a te.

Ma come si fa a liberarsi dall’usa e getta? Ovunque ti giri ci sono prodotti confezionati nella plastica e nella carta o addirittura con entrambi. Non c’è solo il packaging, ma c’è anche il packaging che avvolge il packaging che avvolge il prodotto. Ne siamo letteralmente sommersi. 

Quindi, che fare? Cerchiamo i prodotti davvero sostenibili anche dal punto di vista del packaging. Al solito un passo alla volta partendo dalle cose più semplici. Col rischio poi di prenderci anche gusto. Parola d’ordine: riutilizzo, sfuso, ricarica.

Ecco qualche consiglio per liberarti dall’usa e getta

Qui sotto trovi alcuni consigli che potrebbero esserti utili, se già non li metti in pratica, naturalmente:

  • usa l’acqua del rubinetto oppure compera acqua e bibite solo in bottiglia di vetro che poi puoi versare nelle borracce che porti con te

  • evita i prodotti che hanno strati e strati di packaging come fossero delle matryoshka

  • scegli i prodotti a km zero, meglio se bio. Per questi puoi rivolgerti anche al GAS (Gruppi di Acquisto Solidale). Potrebbe essere un modo anche per prendere direttamente contatto con i produttori locali. Puoi cercare su internet quello più vicino a casa tua

  • quando fai spesa preferisci sempre i prodotti sfusi, sia alimentari che non. I negozi specializzati nella vendita dello sfuso, sfuserie e negozi alla spina, si stanno diffondendo sempre più in Italia. Qui è più facile trovare anche prodotti a km zero e puoi usare addirittura i tuoi contenitori per fare il pieno di quello che ti serve. Cerca su internet quelli che ti sono più comodi da raggiungere

  • tieni sempre nello zaino una borsina a portata di mano, di quelle che si piegano e occupano pochissimo spazio, così non ti serviranno quelle dei negozianti anche quando fai normalmente shopping. Se i negozianti fanno facce strane nel vedere che non hai bisogno delle loro borse, basterà spiegarglielo

Alla fine diventa tutto anche divertente. E sai da che cosa ti accorgi che stai ottenendo risultati importanti? Dal fatto che impieghi più tempo a riempire il bidone della plastica e della carta. Con un altro grande vantaggio: esci più di rado a  sgomberarli.

Ah naturalmente così facendo salvi anche il Pianeta dal business distruttivo dell’usa e getta… per cui avanti tutta e abbasso i packaging!

Ricorda: se stai dalla parte del Pianeta, stai sempre dalla tua parte.

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