Un pesce intrappolato nella plastica finita in mare

La plastica in mare: un pericolo che non perdona

La plastica soffoca gli oceani, rappresenta un pericolo per gli animali che vivono nel mare e mette a rischio anche la tua salute. I dati sono drammatici. Vuoi conoscerli? Continua nella lettura e scopri anche quanto potere hai per cambiare le cose prima che sia troppo tardi.

Ami il mare? Una volta era molto più bello andarci. Adesso quando entro in acqua sono sempre sul chi va là. Per via dell’inquinamento. Capita anche a te? Quello visibile mi spaventa, quello nascosto mi terrorizza: concimi, pesticidi, sostanze chimiche e dulcis in fundo la plastica. 

Plastica monouso che galleggia a vista d’occhio e si deposita nei fondali, insieme a microplastiche invisibili hanno invaso l’ambiente marino e contaminato ogni angolo della Terra.

Ogni anno finiscono in mare dai 4,8 ai 12,7 milioni di tonnellate di rifiuti plastici, soprattutto microplastiche e plastica monouso non riciclata, che provocano la morte orribile di tartarughe, uccelli, pesci, balene e delfini, e arrivano anche nel tuo piatto!

Se ti interessa vedere più da vicino i livelli che ha raggiunto l’inquinamento da plastica continua a leggere questo articolo. Scoprirai anche che nonostante le dimensioni siano spaventose, non servono super poteri per fronteggiare questo pericolo. Il vero e unico potere è il tuo potere di scelta. Scegli di non comperare i prodotti che utilizzano plastica usa e getta e manda così un messaggio forte e chiaro alle multinazionali del food e beverage che, nonostante la gravità del problema, continuano a produrla.

I numeri della plastica in mare

Lo sapevi che la plastica è il terzo materiale prodotto dall’uomo più diffuso sulla terra dopo l’acciaio e il cemento? Secondo i dati raccolti dal WWF, la produzione mondiale di questo materiale è passata dai 15 milioni di tonnellate del 1964 agli oltre 310 milioni attuali. E ogni anno si stima che ne finiscono negli oceani di tutto il pianeta almeno 8 milioni di tonnellate. L’equivalente di un camion pieno di plastica ogni minuto, per dirla in un altro modo. 

Greenpeace dice che con la plastica oggi in mare si può fare 400 volte il giro della terra. Vediamo: 400 giri x 40.075 km (equatore) = 16.030.000 km di plastica. Una discarica lunga 41 volte la distanza che c’è tra la Luna e la Terra. Un dato impressionante, comunque lo si voglia immaginare.

Sai quanta plastica nuota oggi negli oceani? Più di 150 milioni di tonnellate. E se si dovesse proseguire con il trend attuale, mette in guardia il WWF, nel 2050 la plastica potrebbe raggiungere i 34 miliardi di tonnellate. Che cosa significa? Che negli oceani ci sarà, in peso, più plastica che pesce. 

Come è possibile tutto questo? Il fatto è che solo il 9% di plastica viene riciclato. L’11% viene incenerito mentre il 79% finisce nelle discariche e molta termina la propria vita in mare depositandosi anche sui fondali. Ecco come.

Abbiamo detto che solo il 9% della plastica è stata riciclata. In ogni caso è evidente come il riciclo non possa comunque essere la soluzione risolutiva di fronte a una produzione così abnorme. Il problema deve essere risolto diversamente, alla radice. Le multinazionali del food e beverage non possono continuare a produrre così tanta plastica usa e getta. Come certamente saprai Greenepeace e WWF si battono da tempo su questo fronte.

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Il Pianeta con le spalle al muro

E che la situazione sia oltremodo drammatica lo dimostra il fatto che dalle analisi si è scoperto che la plastica si trova ormai pressoché ovunque. Ne sono state trovate tracce

  • nei ghiacci

  • nella pioggia

  • nelle grandi fosse marine fino a 10 km di profondità

  • nelle isole Hawaii sono state individuate rocce che sono state poi definite plastiglomerato perché la plastica è presente e addirittura inserita al loro interno

E non finisce qui. Uccelli, pesci, delfini, balene, capodogli, tartarughe: negli oceani ogni anno un milione e mezzo di animali sono vittime dei rifiuti di plastica che diventano per loro trappole mortali perché li ingeriscono o perché ne rimangono intrappolati. 

A proposito di tartarughe, sai perché mangiano la plastica? Lo spiega Greenpeace riportando uno studio condotto da un team di scienziati statunitensi. Pare che le tartarughe siano tratte in inganno dall’odore emanato dalla plastica. E sai perché? Perché rimanendo a lungo nei mari la plastica si ricopre di alghe e microorganismi incrostanti che le conferiscono un odore simile a quello del cibo. Bastano solo cinque settimane per trasformare la plastica in un inganno, a volte mortale, per le tartarughe. 

E nel Mediterraneo? Sono ben 134 le specie tra pesci, uccelli, tartarughe e mammiferi marini vittime dell’ingestione di plastica. Anche il mare nostrum è disseminato di trappole mortali per gli animali.

Tartaruga che nuota nell'oceano

La plastica nel nostro mare

Quando si parla di inquinamento di plastica ci si lascia forse un pò cullare dall’illusione che il problema, per quanto grave, possa essere comunque geograficamente distante. Che riguardi soprattutto gli oceani e che per il mare l’inquinamento della plastica non sia poi così terribile. Ma così non è.

Lo sapevi che ogni anno 570 mila tonnellate di plastica finiscono nelle acque del Mediterraneo? L’equivalente di 33.800 bottigliette di plastica gettate in mare ogni minuto. Se non si farà nulla entro il 2050, è ancora il WWF a lanciare l’allarme, l’inquinamento nell’area mediterranea è destinato a quadruplicarsi. 

Non solo. Il Mediterraneo è un mare quasi chiuso dove le correnti restituiscono alle coste l’80% dei rifiuti di plastica. Risultato? Per ogni km di litorale se ne accumulano oltre 5 kg al giorno. E pur avendo solo l’1% delle acque mondiali, continua il WWF, contiene comunque il 7% della microplastica marina.

Non solo. Sui fondali del mare nostrum, prosegue l’Organizzazione, sono stati rilevati i livelli di microplastiche più elevati mai registrati. Si tratta di valori che superano addirittura quelli della famosa isola di plastica presente nel vortice del Pacifico settentrionale.

E in Italia? Si stima che un chilometro quadrato nei mari italiani ne contenga in superficie fino a 10 chilogrammi, in particolare nel Tirreno settentrionale. Lo testimoniano le indagini di Greenpeace, come lo studio realizzato con i ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR-IAS) di Genova e dell’Università Politecnica delle Marche

Da dove provengono le microplastiche? C’è quella che in mare arriva già così. E’ la microplastica presente nei prodotti di cosmesi e per la cura personale, nei detersivi e nelle vernici. Ma che c’è anche quella che deriva dal processo di disintegrazione della plastica. I tempi? Servono dai 3 ai 10 anni per la trasformazione della plastica in microplastica. Un periodo drammaticamente breve, se ci pensi. E ogni anno nei mari del pianeta finiscono fino 13 milioni di tonnellate di plastica. 

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La plastica che mangi e che bevi

L’ingestione delle microplastiche da parte degli organismi marini è ormai un dato di fatto, documentato da molteplici indagini. Ne sono state ritrovate tracce nei frutti di mare e negli alimenti ricavati dai pesci. Ma anche negli alimenti ricavati dai polli e dai suini da allevamento per via dei mangimi di origine ittica. Poi nell’acqua, sia in bottiglia che in quella del rubinetto, e persino nella birra nonché nel sale marino secondo un’indagine di Greenpeace.

E se in forma micro o nano le plastiche non creano problemi di intrappolamento o soffocamento per i pesci, se ingerite, possono comportare anche l’assunzione di virus, batteri e contaminanti tossici da parte degli organismi marini. Per arrivare fino a noi lungo il percorso della catena alimentare.

Gli effetti sulla nostra salute? Ancora non si sa granché. Non sappiamo quale possa essere l’effetto di questi corpi estranei nel nostro organismo, sia diretto che indiretto.

Ma anche se non se ne conoscono ancora i risvolti per la salute, la rivista Ecoscienza sottolinea come la pericolosità delle microplastiche può dipendere anche dal solo fatto che potrebbero trasportare all’interno del corpo microrganismi patogeni o altri inquinanti come i metalli pesanti. E questi sappiamo che sono pericolosi per la salute.

Quindi? 

Greenpeace è molto chiara in proposito: l’unico modo efficace per intervenire sul problema prima che sia troppo tardi è ridurre la produzione di plastica a partire dall’usa e getta.

Come quella del Pianeta la tua salute non è usa e getta

Ogni anno finiscono in mare dai 4,8 ai 12,7 milioni di tonnellate di rifiuti plastici, l’equivalente di un camion pieno di plastica ogni minuto. Lo dicevamo all’inizio. Si tratta soprattutto microplastiche e plastica monouso non riciclata.

I contenitori e gli imballaggi di plastica monouso distruggono i mari del pianeta, feriscono e soffocano i pesci, e mettono a rischio anche la tua salute. 

Non lasciarti ingannare. La plastica usa e getta non ti semplifica la vita, te la avvelena!

Se ti vuoi bene mettila al bando. Puoi farlo ovunque ti trovi. Al bar come al supermercato. Scegli di non usare la plastica monouso a partire dalle bottiglie. Può sembrare complicato all’inizio, in realtà è una bella sfida che puoi vincere con le scelte che già fai nella vita di tutti i giorni. 

Stai dalla parte del pianeta, non comperarla. Se stai dalla parte del pianeta, stai sempre dalla tua parte. 

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