Impronta ecologica

L’impronta ecologica di ciò che mangi: ecco come ridurla

L’impronta ecologica di quello che mangi schiaccia il Pianeta. Se sei alla ricerca di qualche semplice consiglio per ridurla, questo articolo fa per te. Ti bastano 3 semplici mosse + una, e il gioco è fatto

Ricordi le scaffalature vuote dei supermercati durante il lockdown? Sono vuoti che pesano, che rendono insicuri. E’ stata forse una delle rare volte in cui mi sono resa conto di quanto la nostra sopravvivenza non dipende da noi. Panico. E se il cibo non arrivasse più?

Guardavo male chi riempiva in un modo che mi sembrava eccessivo i carrelli della spesa, ma in realtà era quello che stavo facendo anche io. E più riempivo il carrello più l’angoscia mi divorava. Non stavo facendo spesa, stavo depredando e non riuscivo a fermarmi. Più comperavo, più mi sentivo come se di cibo ne avessi sempre meno. Pazzesco. Ti è capitato qualche volta di sentirti così?

Poi mi sono accorta che non aveva senso. Avrei potuto riempirne anche 10 di carrelli, il punto era un altro. Il punto era che se sugli scaffali non fosse arrivato più nulla sarei comunque rimasta senza nulla da mangiare. Proprio io? Non lo avevo mai considerato.

Allora ho provato un’angoscia pazzesca ma allo stesso tempo ho cominciato a vederla in un altro modo: bisogna comperare quello che serve davvero. E quello che serve davvero deve essere prodotto in maniera sostenibile senza crudeltà verso nessuno. Altrimenti? 

La Terra  sta pagando il prezzo dei nostri consumi sconsiderati. Secondo le stime del Global Footprint Network stiamo divorando risorse naturali come se avessimo a disposizione quasi due pianeti, 1.75 per la precisione. Sai che nel 2019 abbiamo raggiunto l’Overshoot Day il 29 di luglio? Significa che in 7 mesi abbiamo esaurito le risorse di 12 e che per il resto dell’anno siamo andati pesantemente in debito con il pianeta. Lo stiamo distruggendo.

Se vuoi scoprire quanto quel che mangi influisce sulla tua impronta ecologica continua a leggere questo articolo… scoprirai che ti bastano tre semplici mosse (+ una) per ridurla fin da subito e in men che non si dica.

A proposito di impronta ecologica

Come certamente saprai l’impronta ecologica misura l’area biologicamente produttiva di mare e di terra necessaria a rigenerare le risorse consumate dalla popolazione umana e ad assorbire i rifiuti prodotti. Dalla vita casalinga, agli spostamenti, all’alimentazione. Ognuno di noi lascia la propria impronta sul pianeta.

Più l’impronta ecologica è alta, più la salute del Pianeta è a rischio. Se sfruttiamo in modo eccessivo le risorse naturali mettiamo in pericolo la salute della Terra e di tutti gli esseri viventi, noi compresi. E’ un crimine vero e proprio.

Deforestazione, perdita di biodiversità, inquinamento di acqua e di un suolo sempre più impoverito, emissioni di gas nell’atmosfera. Come pensi di poter sopravvivere su un pianeta stremato e soffocato non più capace di rigenerarsi? Perché di fatto è quello che sta succedendo. Il pianeta è pesantemente in rosso.

È ormai chiaro che la produzione di carne e prodotti animali ha un impatto catastrofico sull’ambiente. Non è quindi solo quando ci spostiamo o scegliamo gli elettrodomestici che possiamo fare scelte consapevoli, ma anche e soprattutto ogni volta che scegliamo cosa mangiare. 

Ma cosa possiamo fare? Ecco 3 semplici mosse (+ una) per ridurre, in men che non si dica, l’impronta ecologica di quello che mangi. 

PRIMO PASSO: vegetale è meglio

Vegetale è meglio per gli animali e per il Pianeta

Basare l’alimentazione sulle proteine animali ha generato un sistema di produzione che, oltre a causare sofferenze a miliardi di animali, avvelena e distrugge l’ambiente e crea le condizioni per malattie anche mortali legate non solo a quello che mangiamo ma anche all’aria che respiriamo.

Cambiare le abitudini non è semplice. Ma il pianeta sta pagando un prezzo troppo alto, e noi con lui. Ricordati che stiamo consumando come se di pianeti a disposizione ne avessimo due. Di questo passo andiamo inesorabilmente incontro alla nostra fine. Quanti anni hai ora?

Lo sapevi che l’impronta ecologica di un menu senza carne, e a dircelo è il WWF, è circa la metà di quella di un menu con carne? 

Greenpeace per evitare gli impatti più devastanti dei cambiamenti climatici e rispettare gli Accordi di Parigi sulle emissioni di CO2, sta chiedendo a gran voce una riduzione del 50% a livello globale di produzione e consumo di prodotti di origine animale entro il 2050. Mancano solo 30 anni. 

Ma quanto pesa l’impronta ecologica di quello che mangiamo se scegliamo le proteine di origine animale? Ecco qualche dato:

  • Il sistema agroalimentare è responsabile dell’80% della deforestazione di alcune delle foreste più ricche di biodiversità rimaste sulla Terra. E il ruolo della zootecnia è di primo piano. Lo documenta anche la FAO. Insomma si deforesta principalmente per creare aree di pascolo e per produrre mangimi destinati agli allevamenti intensivi.

    Non dimentichiamo poi che le foreste pluviali svolgono un ruolo fondamentale per contrastare il cambiamento climatico e che senza la loro presenza, avverte il WWF,  rischiamo di perdere fra il 17 e il 20% di risorse di acqua per il Pianeta.

  • Lo sapevi che le emissioni di gas serra degli allevamenti intensivi rappresentano il 17% delle emissioni totali dell’Ue? Più di quelle di tutte le automobili e i furgoni in circolazione messi insieme. Lo denuncia Greenpeace. Le emissioni annuali degli allevamenti sono aumentate del 6% tra il 2007 e il 2018 per un totale di 39 milioni di tonnellate di CO2. Questo aumento equivale all’aggiunta 8,4 milioni di auto sulle strade europee. Che effetto ti fa?

  • I colossi del latte producono oltre 32 milioni di tonnellate di gas serra pari all’inquinamento prodotto da 6,9 milioni di automobili in un anno. Stiamo parlando di 13,6 miliardi di litri di benzina. Questo significa, secondo i dati forniti dall’Institute for agriculture and trade policy, che l’industria del latte inquina più dei due maggiori produttori di combustibili fossili del mondo. Mostruoso. Tra le aziende con importanti emissioni di gas serra vengono citate Amul, Lactalis, Saputo e Danone.

Abbiamo il potere di cambiare questo sistema a partire dalle nostre scelte alimentari, riducendo o addirittura eliminando il consumo di proteine animali. E non stiamo parlando di cibi strani: sono le cose che già mangi tutti i giorni.

Perché farlo? Per la vita degli animali, per la salvaguardia delle foreste e della biodiversità, per inquinare meno, per un clima migliore, per la nostra stessa vita. Ti sembra poco?

Risultati concreti sul fronte ambientale? I dati ce li fornisce Loveveg:

  • in un mese sostituendo la carne con alternative vegetali risparmi 18mila litri d’acqua. Più di 400 docce!

  • In un solo mese sostituendo la carne bovina salvi 22 metri quadrati di terra fertile dall’erosione, dalla deforestazione, dall’appropriazione dei terreni e dalla fertilizzazione eccessiva e lasci l’acqua pulita e la terra da coltivare a chi ne ha bisogno

  • In un mese non mangiando maiale eviti l’emissione di ben 38 kg di gas serra e non alimenti così i pericolosi cambiamenti climatici

Quindi, dicevamo: vegetale? Si, grazie.

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Spighe di grano in primissimo piano

Vegetale è meglio per la tua salute: lo dicono gli esperti

E gli esperti che cosa dicono? Ho trovato pareri molto interessanti sul sito Loveveg. Eccone alcuni:

  • “Una dieta vegetariana o vegana accuratamente studiata è sana, adeguata sotto il profilo nutrizionale e può giovare alla salute prevenendo o curando certe patologie. Un’alimentazione vegetariana ben pianificata è consigliabile durante tutte le fasi del ciclo vitale, inclusi gravidanza, allattamento, prima infanzia, infanzia, adolescenza e anche per gli atleti” (Accademia di Nutrizione e Dietetica – la più grande organizzazione mondiale di professionisti dell’alimentazione)

  • “Basare la propria alimentazione su cibi vegetali è un ottimo primo passo verso un’alimentazione sana in grado di ridurre il rischio di ammalarsi di cancro” (Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro)

  • “Mangiare carne aumenta le probabilità di incorrere in tante patologie gravi. Sono convinto che sia impossibile contare il numero dei guai che potremmo evitare se consumassimo meno carne… Al contrario, gli alimenti di origine vegetale hanno una funzione protettiva contro l’azione dei radicali liberi, ossia quelle molecole che possono rovinare irrimediabilmente la struttura delle cellule e il loro DNA” (Umberto Veronesi, oncologo e fondatore della Fondazione Umberto Veronesi)

    Se è complicato mangiare vegetale? No di certo. C’è davvero l’imbarazzo della scelta se decidi di ridurre o eliminare il consumo di prodotti di origine animale non devi rinunciare proprio a nulla, anzi. Dai negozi specializzati ai supermercati, di prodotti ne trovi sempre di più. Anche nei pub e nei ristoranti. Che cosa puoi mangiare? Ecco qualche esempio:
  • Molte cose le mangi già da sempre: pasta aglio olio e peperoncino, panzanella, zuppe di legumi, minestroni e vellutate, ravioli, tagliatelle con i piselli, trenette al pesto, fagioli all’uccelletto, ribollita, caponata… Dicevamo della cucina italiana ma puoi divertirti a cercare le ricette vegane e vegetariane anche delle altre culture. Personalmente adoro la cucina indiana. Mangi cose nutrienti e gustose e che ti fanno pure bene, che cosa vuoi di più?

  • Esistono poi alternative di qualsiasi pietanza dalla pizza ai gelati, al latte ai veggie burger. Devi solo divertirti a provarle per scoprire anche nuovi sapori e consistenze.

  • Vorresti qualche idea gastronomica in più? Prova a curiosare su it.loveveg.com, ioscelgoveg.it, vegolosi.it. Puoi anche rendere vegani i piatti che non lo sono, sostituendo gli ingredienti di origine animale con quelli di origine vegetale

  • Ricette vegane e vegetariane gustose le trovi in quantità anche sui siti di cucina più tradizionali come lacucinaitaliana.it, gamberorosso.it, cucchiaio.it. Scegli quello che ti piace di più e buttati! Non hai che l’imbarazzo della scelta. 

Riducendo o eliminando il consumo di proteine animali vedrai che ti sentirai molto più in forma e con molta più energia.

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SECONDO PASSO: di stagione e a km zero… meglio ancora se bio

Perché di stagione? La frutta e la verdura che trovi fuori stagione hanno sicuramente alle spalle un lungo viaggio oppure provengono dalle serre. Questi prodotti alimentari necessitano dunque di molta energia. Pensa che la produzione in serre riscaldate durante la stagione fredda consuma 10-50 volte più energia di una coltivazione all’aperto (WWF).

Stagionale significa spesso anche locale. Prediligere i prodotti locali rispetto a quelli trasportati da lontano influisce positivamente sul bilancio energetico. E ti lascia più soldi in tasca. 

Meglio se bio. Perché? Il bilancio ecologico di un’agricoltura in sintonia con la natura ha dato risultati nettamente migliori. Sulle superfici coltivate biologicamente infatti non vengono utilizzati pesticidi e i contadini bio rinunciano completamente ai concimi chimici. Perciò questi campi sono nettamente meno sollecitati. Anche la varietà di specie approfitta di questa situazione. Oltretutto, ci ricorda il WWF, l’agricoltura bio utilizza meno energia e inoltre i terreni assorbono fino a cinque volte più CO2 rispetto all’agricoltura tradizionale. 

Bottiglie di plastica vuote in serie

TERZO PASSO: no alla plastica usa e getta

Ti capita mai, dopo aver fatto la spesa, di essere sommerso di contenitori e imballaggi inutili che poi getti? Insomma di aver comperato più packaging che prodotti alimentari? 

Consideriamo solo quelli in plastica. Sappiamo che ad oggi, negli oceani, nuotano più di 150 milioni di tonnellate di rifiuti plastici, soprattutto microplastiche e plastica monouso non riciclata, che diventano cibo per pesci e per te. Ma proviamo a considerare il problema anche da un altro punto di vista, quello della sostenibilità.

Per la plastica è stata calcolata la carbon footprint, l’impronta del carbonio. A differenza dell’impronta ecologica, l’impronta del carbonio tiene conto solo delle attività umane legate all’emissione dei gas a effetto serra e quindi responsabili del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici.

Come componente dell’impronta ecologica, la carbon footprint viene tradotta nella quantità di area forestale necessaria ad assorbire le emissioni di anidride carbonica generate dalle attività umane. Ed essendo la carbon footprint il 50% di tutta l’Impronta ecologica, puntualizza il WWF, la sua riduzione è essenziale per porre termine allo sfruttamento eccessivo delle risorse.

Ma qual’è la carbon footprint legata alla produzione della plastica? I dati ce li fornisce lo studio “Strategies to reduce the global carbon footprint of plastics” pubblicato sulla rivista scientifica Nature Climate Change. 

Che cosa emerge dallo studio? Che le materie plastiche hanno cicli di vita sorprendentemente carbon-intense. La stragrande maggioranza delle resine plastiche proviene dal petrolio, il che richiede estrazione e raffinazione. Quindi le resine vengono trasformate in prodotti e trasportate sul mercato. Tutti questi processi emettono gas serra, direttamente o tramite l’energia richiesta per realizzarli.

Il dato sconcertante è che l’impronta di carbonio della plastica continua anche dopo averla smaltita. La discarica, l’incenerimento, il riciclaggio e il compostaggio (per alcune materie plastiche) liberano infatti tutto il biossido di carbonio. Sai a quanto ammontano le emissioni di plastica solo nel 2015? A circa 1,8 miliardi di tonnellate di CO2. 

Dicevamo, plastica usa e getta? No, grazie.

Ma come si fa? E’ vero, ovunque ti giri ci sono prodotti confezionati nella plastica. Ne siamo letteralmente sommersi. Possiamo però cominciare dalle cose più semplici. Ad esempio:

  • compera acqua e bibite solo in bottiglia di vetro che poi puoi versare nelle borracce che porti con te

  • preferisci sempre i prodotti sfusi e chiedi che i sacchetti che li contengono siano compostabili. Se dove comperi non hanno sacchetti compostabili rompi le scatole in maniera educata perché provvedano al più presto

  • stessa cosa quando comperi frutta e verdura. Usa solo sacchetti compostabili

  • niente piatti, forchette, bicchieri etc di plastica

Sai da che cosa ti accorgi che stai ottenendo risultati importanti? Dal fatto che impieghi più tempo a riempire il bidone della plastica. Con un altro grande vantaggio: esci più di rado a  sgomberarlo. 

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Carrelli della spesa

… e per finire: metti nel carrello solo quello che ti serve davvero

Lo sapevi che lo spreco alimentare è il terzo emettitore di CO2 al mondo, dopo Cina e Usa?

L’impronta di carbonio del cibo prodotto ma non mangiato, e quindi sprecato ogni anno, viene stimata in 3,3 miliardi di tonnellate di CO2. Una cifra complessiva che inserisce questo sconcertante dato di emissioni di prodotti che non vengono neanche utilizzati al terzo posto nella classifica dei maggiori emettitori di CO2 a livello mondiale dopo Cina e Stati Uniti (Food wastage footprint. Impacts on natural resource – FAO 2013). Pazzesco, non trovi? 

… e butti pure via dei gran soldi!

Quindi, niente spreco. E’ un guadagno da tutti i punti di vista.

Sì, ma come? Ho sperimentato due sistemi che funzionano:

  • se arrivi a fare spesa che hai una fame pazzesca, prima di metterti in corsia a fare acquisti meglio se ti fermi a fare uno spuntino. A pancia vuota, almeno a me capita così, mi ritrovo che metto nel carrello tutto quello che mi piace e che mi capita a tiro. Ma lì è l’appetito che comanda. A pancia piena sono in grado di riflettere su quel che davvero mi serve e molte cose rimangono così sulle scaffalature.

  • Divido le spese in due categorie
    – la spesa quando faccio scorta delle cose che proprio mi servono e che utilizzo al 100% anche con scadenze lontane nel tempo, a cui si aggiungono le cose ingombranti e/o pesanti. In quel caso uso il carrello

    – nella normale spesa della settimana evito il carrello, anche quelli piccoli. Valuto quello che mi serve e entro direttamente con una borsa (ne ho di due dimensioni diverse) adatta a contenere esattamente quello che ho deciso di comperare e riempio direttamente quella man mano che faccio spesa. Qualcosina in più può capitare di infilarci, ma decisamente molto meno che usando il carrello.

Provaci, io mi trovo molto bene.

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Quanto puoi sopravvivere se continui a divorare il Pianeta? 

Abbiamo il potere di cambiare questo sistema a partire dalle nostre scelte alimentari. Non ti scoraggiare se a volte può sembrarti non proprio facile. E’ normale quando si fanno cambiamenti importanti nella vita. Capita a tutti. Un passo alla volta. Inizia dalle cose per te più semplici. Ma inizia. E i risultati arriveranno.

Ricorda:

3 semplici mosse (+ una) per ridurre fin da subito e in maniera significativa la tua impronta ecologica legata al cibo che mangi:

  1. riduci o elimina del tutto le proteine animali. In ogni caso non comprare i prodotti che provengono dagli allevamenti intensivi. Il giro di affari che alimenta questo business è crudele verso gli animali, ha un impatto ambientale insostenibile e mette in serio pericolo anche la tua salute

  2. preferisci il cibo di stagione e a km zero, meglio se bio

  3. evita la plastica usa e getta

… compera solo quello che ti serve davvero. 

Perché? Per salvare il Pianeta dalla catastrofe e con il Pianeta la tua stessa vita. Il 2050 non è poi così lontano. Se stai dalla parte degli animali e della Terra, stai sempre anche dalla tua parte.

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