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Carne di maiale: basta 1 motivo per non mangiarla, ne hai 3

Il business delle Fabbriche di animali non guarda in faccia nessuno. Ti basta un motivo per non mangiare carne di maiale. Ne hai addirittura 3.

Ti è mai capitato di patire il mal di denti? Quando soffrivo di sinusite qualche volta mi è successo. E’ un male insopportabile, lancinante. Come se ti conficcassero una lama nel cervello. Se lo hai anche solo lontanamente provato sai di che cosa sto parlando.

E se te lo spezzassero un dente, così, all’improvviso? Ho provato a immaginarlo, il dolore. Ha iniziato a girarmi la testa e mi è venuta un po’ di nausea. Lo stavo solo immaginando.

La troncatura dei denti ai suinetti appena nati è una pratica di routine negli allevamenti intensivi. La punta dei denti viene rotta senza anestesia con una pinza. Tu cosa proveresti? Dolore, paura, angoscia. Anche loro. Come loro dovresti poi fare i conti con le infezioni, le fratture, gli ascessi. Conseguenze di questa pratica rivoltante. 

Ma la troncatura dei denti è solo una delle tante torture che subiscono i suini nell’inferno delle fabbriche delle carne. Qui gli animali, vittime delle più spietate crudeltà, sono ridotti a pure macchine di conversione per il cibo.

Se stai cercando delle ragioni convincenti per ridurre o eliminare del tutto il consumo della carne di maiale dal tuo menu, questo articolo fa per te. Troverai delle argomentazioni che difficilmente ti lasceranno indifferente. E sono certa che guarderai con occhi differenti i prodotti che nascono dalla crudeltà e dalla violenza contro gli esseri viventi. 

Dicevamo di abusi e maltrattamenti. A questo si aggiunge l’impatto devastante degli allevamenti intensivi sul pianeta. Milioni di animali allevati significano inquinamento, consumo ed esaurimento del suolo e delle risorse.

E che mangiare carne sia tutt’altro che salutare non è forse più nemmeno argomento di discussione.

Ma arriviamo ai motivi, anzi al motivo. Ne basta uno.

Un motivo: hai solo un Pianeta dove vivere

Le deiezioni dei maiali sono altamente inquinanti perché ricche di azoto, fosforo e potassio, e sono inadatte come fertilizzante. Rappresentano quindi un rifiuto da smaltire. Sai che fine fanno? Finiscono nei campi, che non riescono ad assorbirle a sufficienza; nei corsi d’acqua e nell’aria, con una pericolosa dispersione di metano, CO2 e altre sostanze. Stiamo parlando dei gas serra e sappiamo bene gli effetti devastanti che producono sul clima.

Lo sapevi che le emissioni di gas serra degli allevamenti intensivi rappresentano il 17% delle emissioni totali dell’Ue? Lo documenta Greenpeace.

Poi? Poi c’è il mangime: ogni anno 3 milioni e mezzo di tonnellate. Si tratta soprattutto di soia geneticamente modificata che arriva direttamente dal Sud America, dove la produzione di mangime per gli allevamenti intensivi è tra le prime cause della deforestazione. Questo sottrae anche i terreni coltivabili alla coltivazione di cibo destinato alla popolazione umana. 

E non è finita. C’è da considerare il consumo di acqua, una risorsa preziosa e insostituibile. Lo sapevi che per produrre 1 kg di carne di maiale ne occorrono circa 6.000 litri? Insostenibile.

Tutto questo non è più tollerabile se vogliamo continuare a vivere sul Pianeta Terra o, molto più semplicemente, se vogliamo continuare a vivere.

Dicevamo, basta un motivo. 

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Blister di farmaci.

Un motivo: la tua salute

Malattie associate al consumo di carne

I dati che associano l’assunzione di carne rossa ad effetti negativi sulla salute è molto forte. Tanto che nel 2015 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha classificato la carne rossa come “probabilmente cancerogena per gli esseri umani” e la carne lavorata come “cancerogena per gli esseri umani”.

Parliamo di malattie gravi anche mortali. C’è poco da scherzare quindi. Qualche dato? Ne troviamo di interessanti nel report “Meno è meglio” di Greenpeace. Eccone alcuni:

  • uno studio rileva che consumare una porzione di carne trasformata ogni giorno, è associato ad un aumento dell’8% del rischio di morte per cancro rispetto a un consumo minimo o nullo di carne trasformata. Al contrario, il consumo di frutta, verdura, legumi, cereali integrali e/o frutta secca è associato a una ridotta incidenza di patologie coronariche, diabete, ictus e di alcuni tipi di cancro.

  • Il consumo globale di carni rosse, trasformate e non, è stato associato all’aumento di obesità e a un aumento del rischio di diabete di tipo II.

  • I risultati di altre analisi associano il consumo di carne rossa e di quella trasformata ad un rischio maggiore di sviluppare alcuni tipi di cancro al fegato, colon-retto, stomaco, polmoni, vescica, pancreas ed esofago.

  • Alcuni studi che hanno monitorato numerosi campioni di popolazione nel corso di anni o decenni, hanno associato il consumo sia di carne trasformata che di carne rossa non trasformata, ad un incremento del rischio di mortalità per cause cardiovascolari, di mortalità in generale e di cancro.

  • Uno studio ha rilevato che il consumo nelle donne di carne rossa e di carne trasformata è associato ad un aumento del rischio di sviluppare malattie coronariche.

  • Uno studio danese che ha seguito per 13,5 anni più di 55.000 uomini e donne che vivevano in Danimarca, di età compresa tra 50 e 64 anni, ha constatato che sostituire la carne rossa con verdure o patate riduce significativamente il rischio di infarto nelle donne.

  • La diverticolite è una patologia dell’apparato digerente che si manifesta quando i diverticoli, sacche che si sviluppano nel rivestimento dell’intestino crasso, si infiammano. Uno studio ha scoperto che gli uomini che mangiano carne rossa, in particolare carne rossa non trasformata, corrono un rischio maggiore di sviluppare la diverticolite.

  • Uno studio su larga scala sulla longevità ha trovato un legame tra il consumo di carni rosse, trasformate e non, e la mortalità precoce.

E non è ancora finita.

L’antibiotico-resistenza

La pratica di trattare gli animali da allevamento con antibiotici per evitare le malattie dovute al sovraffollamento, è considerata tra i principali fattori responsabili dell’antibiotico-resistenza

I batteri si rafforzano, sopravvivono, si moltiplicano e mutano in ceppi sempre più resistenti. Questi batteri sono più forti dei trattamenti antibiotici e rappresentano un serio pericolo per la salute delle persone che ne vengono infettate. Solo in Italia ogni anno dal 7 al 10 % dei pazienti va incontro a una infezione batterica resistente agli antibiotici (fonte AIFA). Quanto di questo può essere ricondotto al cibo? In America il 22% (fonte Center for disease control). Non è poco.

Lo sapevi che l’Italia è il secondo paese in Europa, dopo la Spagna, per l’utilizzo di questi farmaci negli allevamenti? Agli animali è destinato ben il 68% degli antibiotici in commercio. 

Dicevamo, basta un motivo. 

Un motivo: l’orrore delle Fabbriche della carne. Puoi davvero sopportarlo?

Ogni anno in Italia vengono cresciuti negli allevamenti industriali quasi 10 milioni di maiali. Nascono nelle gabbie da parto e gestazione in cui le madri sono costrette a vivere quasi tutta la vita. Trascorrono poi la loro breve esistenza in ambienti insalubri, ammassati gli uni sugli altri, imbottiti di antibiotici e sottoposti a mutilazioni fin da piccoli. Come la castrazione senza anestesia e il taglio della coda, spesso praticato in modo indiscriminato e sistematico.

La denuncia ben documentata di Animal Equality è forte e chiara. Così come quelle di Essere Animali e della LAV.

Gli investigatori di Essere Animali hanno documentato questa disgustosa realtà in un’indagine svolta in numerosi allevamenti del Nord e Centro Italia. In ognuno di questi hanno assistito a pratiche crudeli che comportano un’enorme sofferenza per gli animali.

I problemi che vengono filmati, anche quelli più gravi, denuncia l’Organizzazione, non sono casi isolati. Negli allevamenti intensivi, da cui proviene la quasi totalità della carne in commercio, la violenza e la sofferenza sono sistematiche.

La vita delle scrofe

Lo sapevi che le scrofe sono rinchiuse per più di un terzo della loro vita in gabbie così strette da impedire loro qualsiasi movimento? Possono solo stare in piedi o sdraiate sul fianco.

Gli investigatori di Essere Animali hanno ripreso scrofe letteralmente incastrate tra le sbarre, con ferite profonde e infezioni sparse su tutto il corpo. Hanno documentato stati di apatia e comportamenti anomali come quello di scuotere ripetutamente il capo o mordere compulsivamente le sbarre delle gabbie. Conseguenze delle condizioni in cui sono costrette a vivere.

Durante l’allattamento poi non riescono a prendersi cura dei propri cuccioli perché il confinamento in gabbia non consente l’interazione con loro. Inoltre è alto il rischio che i maialini vengano schiacciati poiché le scrofe, impossibilitate a muoversi, non riescono ad allontanarli prima di coricarsi.

Carne di maiale: basta 1 motivo per non mangiarla, ne hai 3

Che cosa succede ai suinetti

Che cosa succede ai cuccioli? Negli allevamenti intensivi dopo solo qualche giorno di vita i cuccioli vengono sottoposti al taglio della coda, alla castrazione chirurgica e alla troncatura dei denti. Si tratta di operazioni molto dolorose e, nel caso del taglio sistematico della coda, anche illegali. Perché queste mutilazioni? Per risolvere il problema dell’aggressività.

La LAV denuncia come in Italia l’82% dei suini non ha la possibilità di grufolare, cioè di razzolare in cerca di cibo. Un comportamento naturale nei maiali che serve, oltre che a nutrirsi, a scaricare eventuali situazioni di stress. Non poter soddisfare le più normali esigenze naturali, in condizioni di vita a dir poco disumane, rende ovviamente gli animali aggressivi. Tu non lo diventeresti? E sai come viene risolto il problema dell’aggressività negli allevamenti industriali? Con le mutilazioni, appunto.

Castrazione

Vuoi sapere come vengono castrati i suini? I maialini messi a testa in giù vengono trattati in maniera frettolosa e con poca cura. Essere Animali ha documentato operazioni illegali poiché praticate senza anestesia e analgesia in cuccioli con più di sette giorni di vita. Non solo, ma sono praticate da operatori dell’allevamento e non da veterinari specializzati, come invece previsto dalla legge. La LAV denuncia anche casi in cui l’operazione è stata  effettuata su più animali sempre con uno stesso bisturi, non sterilizzato.

L’aggressività dei suini, dicevamo, è uno dei motivi per cui vengono castrati. La castrazione viene effettuata però principalmente per prevenire odori e sapori sgradevoli nella carne e in Italia costituisce ancora un’operazione di routine.

Taglio della coda

Perché la mutilazione della coda? La rimozione della coda avviene per prevenire episodi di cannibalismo tra gli animali. I maiali spesso cominciano a mordere le code degli altri suini, causando talvolta lesioni molto serie. Il perché di questo comportamento? E ‘una reazione allo stress che soffrono per via della competizione che si genera per l’accesso al cibo e per l’affollamento nei recinti. Ma anche per il semplice fatto di essere privati della possibilità di seguire i più elementari istinti naturali, come l’esplorazione e lo scavo. 

Sai come avviene il taglio della coda? Con il laser o più spesso con le tenaglie. E’ una pratica veloce e sistematica. I suinetti spesso sono tenuti proprio per la coda mentre si procede al taglio. Prova a immaginare la paura e il dolore. Ah naturalmente non viene somministrato loro nulla per alleviarlo.

Troncatura dei denti

E la troncatura dei denti? E’ una procedura che serve a evitare il rischio di lesioni ai capezzoli delle fattrici e agli altri occupanti del recinto. La pratica viene permessa entro i primi sette giorni di vita e può comportare infezioni, fratture e ascessi. Per non parlare della paura e dell’angoscia. Il dolore poi si protrae fino a che non cadranno i denti da latte, tra i 50 e 120 giorni d’età. Riesci anche solo immaginarlo?

Le indagini di Essere Animali nell’allevamento di uno dei fornitori dei salumi dei Fratelli Beretta

Purtroppo gli abusi e le crudeltà contro gli animali nelle fabbriche della carne non finiscono qui. Le testimonianze degli investigatori di Essere Animali e di Animal Equality ci portano ancora più dentro quell’inferno. Lo hanno visto, con i propri occhi.

Dove? Anche in un allevamento di uno dei fornitori dei salumi Fratelli Beretta, un grande marchio tra i più famosi a livello nazionale. Qui un investigatore di Essere Animali ha lavorato per un mese e mezzo documentando quello che succede.

Le immagini raccontano la sofferenza degli animali, le violenze gratuite e le numerose illegalità messe in atto dai lavoratori e dal proprietario stesso di quell’azienda. Sono state consegnate alle autorità competenti per sporgere denuncia nei confronti dei responsabili, tra questi il proprietario dell’allevamento. Alcune sono state trasmesse sul TG1 e il servizio è stato visto da 4 milioni e mezzo di persone. Forse le hai viste anche tu. 

Sono terribili. Mostrano un operaio mentre strappa i denti di un maiale con una tenaglia perché colpevole di aver morso la coda ad altri individui. Un’operazione brutale e illegale, realizzata senza anestesia né cure successive. E che aumenta per di più la possibilità di dover ricorrere agli antibiotici.

Inoltre durante gli spostamenti gli animali vengono movimentati con violenza, presi a calci, colpiti con oggetti contundenti, afferrati per le orecchie, sollevati da terra o anche scaraventati giù da un trattore.

Nel caso di abbattimenti d’emergenza poi gli animali vengono fatti soffrire e agonizzare a lungo, senza seguire nemmeno le procedure previste dalla legge.

Anche le condizioni igienico-sanitarie dell’allevamento sono molto preoccupanti. Gli animali sono in contatto costante con il pavimento bagnato e ricoperto di escrementi. Anche il cibo è contaminato dalle feci perché le sponde delle mangiatoie sono troppo basse.

Le indagini di Animal Equality in uno degli stabilimenti che rifornisce il Consorzio del Prosciutto di Parma

Un’altra testimonianza? Questa volta sono gli occhi degli investigatori di Animal Equality a raccontarci l’orrore. Dove? In due allevamenti di maiali in Piemonte e Lombardia. L’allevamento piemontese è uno degli stabilimenti che rifornisce il Consorzio del Prosciutto di Parma.

Vuoi sapere che cosa succede là dentro? Anche lì i maiali sono costretti a subire continue violenze. Gli operatori del macello maneggiano brutalmente i suinetti fin dai primi giorni di vita. Anche nei confronti dei maiali adulti e delle scrofe il trattamento non è certo più compassionevole. Nelle immagini si vedono operatori colpirli sul muso e in testa con dei bastoni, umiliarli quando sono in difficoltà e insultarli.

All’interno degli allevamenti intensivi poi vi è sempre una percentuale di animali che muore ancora prima di arrivare al macello. Sono considerati semplici danni collaterali dall’industria. Ma le telecamere di Animal Equality hanno potuto documentare il terribile trattamento riservato a questi animali, e l’incuria con cui vengono gestiti i loro cadaveri.

I corpi dei maiali morti vengono abbandonati all’interno e all’esterno dell’allevamento in totale spregio delle norme igienico-sanitarie. Mentre i maiali agonizzanti non ricevono alcuna assistenza e cura perché il mero conto economico spinge questi allevatori a ignorare il loro bisogno di aiuto.

Qualunque sia il tuo tipo di alimentazione, puoi davvero accettare tutto questo?

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Puoi davvero accettare che esseri viventi possano essere torturati e uccisi brutalmente? E’ questo quello di cui vuoi nutrirti?

E’ arrivato il momento di fare scelte alimentari diverse. Ridurre o eliminare del tutto il consumo della carne dalla dieta è la cosa migliore che possiamo fare per gli animali, per l’ambiente e per noi. I supermercati sono ormai pieni di alternative vegetali di ogni tipo. C’è solo l’imbarazzo della scelta.

Chi trae profitto dagli allevamenti intensivi dimostra di non essere né dalla parte degli animali, né dell’ambiente, né dalla tua. Se fai dipendere dagli allevamenti industriali la tua alimentazione ecco che cosa mangi: orrore, paura, crudeltà, malattie.

Ricordati delle testimonianze degli investigatori di Essere Animali e di Animal Equality. Le catene di supermercati possono influenzare i metodi di allevamento dei fornitori grazie al loro potere d’acquisto. E tu come consumatore hai il potere di spingere la grande distribuzione a fare scelte diverse. Tu puoi.

Quanti motivi servono per mettere fine all’orrore delle fabbriche della carne?

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